Capitolo 3 di 30%

Capitolo 3 · 3 min di lettura

L’unica promessa

Bennie raccolse i fogli nell’orto. Miep lo seguì lungo la rete, commentando a gran voce. Vera buttò il bicchiere nel cestino e restituì a Joep il discorso bagnato. Una lumaca senza guscio si era sistemata proprio sulla parola vinceremo.

«Un avversario» disse lui, ma aveva le orecchie rosse.

La maestra Safia mise due sassi sul tavolo. «Adesso i fogli resteranno fermi. E i discorsi si possono fare anche senza leggere.»

Joep fu il primo. Guardò i bambini, la porta da calcio sul manifesto e infine Vera.

«Una porta ce l’abbiamo già» disse. «È solo la rete a essere rotta. Mio padre sa ripararla. Ieri ha detto che dovrei imparare anch’io.» Deglutì. «Quindi lo farò. Costerà pochissimo.»

La gente applaudì. Joep sembrava sorpreso, come se avesse detto qualcosa di sbagliato e tutti ne fossero contenti.

Vera mise da parte il foglietto. «Vorrei un posto dove sedermi senza ritrovarmi la sabbia nei calzini. Una panchina non costa molto. Il laboratorio di falegnameria ha delle assi avanzate. Ho chiesto. Noi possiamo levigarle e gli adulti monteranno la panchina.»

«Con il tetto?» gridò qualcuno.

«I soldi non bastano. Però avremo cuscini asciutti sotto il sedile.»

Poi Joep presentò la candidata onoraria. «Miep non promette assolutamente niente. È la sua qualità migliore.»

Miep stava su una zampa sola. La sindaca la indicò. «Risparmia sulle scarpe.»

Tutti ricevettero due schede: una bianca per il sindaco dei ragazzi e una gialla per la mascotte del paese. Sulla gialla c’erano Miep, il cane del fornaio e il disegno di una patata con il cappello. I bambini dell’asilo avevano proposto la patata all’ultimo momento.

Vera vinse per quattro voti. Miep stravinse la seconda elezione, anche se il fornaio sostenne che il suo cane aveva avuto troppo poco tempo per parlare.

Una settimana dopo, la panchina era sotto l’ippocastano. Joep aveva levigato lo schienale. Vera aveva trovato cuscini blu. Sulla rete riparata della porta spiccava un nodo decisamente storto.

Al recinto di Miep era appeso un cartello: SINDACA ONORARIA. NON SI RICEVE SU APPUNTAMENTO.

Vera aprì il libro. Dall’altra parte della rete arrivò Miep. Guardò la panchina, guardò Vera e poi la mela che aveva in mano.

«No» disse Vera. «Quelle elezioni erano regolari.»

Miep fece sapere a tutti di non essere d’accordo.

✦

Fine

Capitoli

L’oca che diventò sindaca

  1. 01Una candidata con le zampe palmate3 minuti
  2. 02Un discorso per il vento3 minuti
  3. 03L’unica promessaStai leggendo3 minuti

Impostazioni di lettura

Regola la pagina per leggere senza affaticare gli occhi.

Dimensione del testo
100%

Strumenti di lettura

I miei appunti di lettura

Salvato solo nel tuo browser e incluso nel backup della tua libreria. Massimo 2000 caratteri.

I miei segnalibri

Usa l’icona del segnalibro accanto a un paragrafo per ritrovarlo più tardi.

Parliamone

Non ci sono risposte giuste o sbagliate. Tu cosa ne pensi?

FABLIVA

Trova la tua prossima storia

Cerca per titolo, tema o genere.

FABLIVA

Un’idea o qualcosa da migliorare?

Dicci cosa potrebbe migliorare. Non includere dati personali nel messaggio.

Il tuo messaggio viene inviato a hello@fabliva.com. Lo usiamo solo per gestire i tuoi commenti.

Preferisci un’e-mail? hello@fabliva.com
FABLIVA

Le tue storie, a portata di mano.

Aggiungi Fabliva alla schermata iniziale. Puoi anche continuare a leggere qui.